Emotional eating: di cosa si tratta?
- Psicoterapeute Milano
- 25 feb
- Tempo di lettura: 3 min
Cibo ed emozioni sono profondamente legati. Il cibo non è solo un mezzo per soddisfare i bisogni fisiologici del nostro corpo, ma assume anche un ruolo fondamentale nella gestione delle emozioni e delle relazioni affettive, sin dai primi anni di vita. Il cibo è infatti il primo contatto con il mondo esterno, un nutrimento che va ben oltre la sua funzione biologica, diventando un veicolo di accudimento attraverso la relazione con il caregiver. Attraverso l’allattamento e lo svezzamento infatti si veicolano protezione, sicurezza e cura.
Nel contesto familiare poi il cibo assume un valore simbolico importante, che pone le basi per il nostro modo di approcciarci al cibo anche in età adulta. La percezione e il significato che il cibo assumono nel corso degli anni si declinano anche in base al momento di vita, e in relazione ai cambiamenti del corpo. L’adolescenza, per esempio, può essere un momento di vita complesso anche rispetto alla relazione con l’alimentazione e i cambiamenti fisici.
Rispetto al ruolo delle emozioni, queste influenzano in modo significativo le scelte alimentari, sia in termini di quantità di cibo assunto che di qualità. Spesso prediligiamo cibi zuccherati o salati perchè appagano nel breve termine, sono una fonte di comfort emotivo. Può capitare che il cibo diventi quindi il mezzo attraverso cui si tentano di gestire vissuti spiacevoli o stressanti, in una modalità che può arrivare anche all’alimentazione disregolata o alla restrizione alimentare.
Si instaura così un circolo vizioso che si autoalimenta: una situazione di stress o la percezione di emozioni spiacevoli porta alla ricerca di benessere immediato e di appagamento, che viene trovato nel cibo. Questo però può scatenare altre emozioni difficili da gestire, come il senso di colpa, che a loro volta danno inizio ad una nuova ricerca di benessere immediato attraverso il cibo.
Sebbene il cibo possa sedare momentaneamente le emozioni, nel lungo periodo non offre una vera soluzione al malessere emotivo, rendendo necessaria una gestione consapevole di questa dinamica.
Come possiamo interrompere questo ciclo e comprendere ciò che sta succedendo? Ecco qualche spunto:
ABC (Antecedents, Beliefs, Consequences): Questo modello aiuta a comprendere le dinamiche tra emozioni, pensieri e comportamenti legati al cibo. Esaminando cosa accade prima (A) di un episodio alimentare, i pensieri emersi e le conseguenze in termini sia emotivi che comportamentali, si può iniziare a comprendere e modificare la risposta emotiva al cibo
Diario alimentare ed emotivo: Un diario che registra quando, dove, come e con chi si mangia, oltre a cosa si sta mangiando, può rivelarsi utile per identificare i legami tra emozioni e abitudini alimentari. Annotare le emozioni che si provano prima, durante e dopo i pasti aiuta a diventare più consapevoli del ruolo che il cibo gioca nella gestione delle emozioni
Mangiare consapevolmente (Mindful Eating): Questo approccio incoraggia a essere pienamente presenti durante il pasto, concentrandosi sulle sensazioni fisiche, il gusto, la texture del cibo, e i segnali di sazietà del corpo. Questo aiuta a ridurre l’automatismo delle risposte emotive e a fare scelte alimentari più equilibrate
Sviluppare un atteggiamento non giudicante: È fondamentale imparare a non giudicarsi durante il processo di gestione della fame emotiva. La vergogna e la colpa possono peggiorare il ciclo della fame emotiva, rendendo ancora più difficile prendere decisioni alimentari sane
Stare nelle emozioni quando arrivano: Imparare a riconoscere l'emozione in corso e a viverla senza tentare di bloccarla o scacciarla permette di imparare a stare con quello che sentiamo e a legittimarlo
Interrompere il ciclo: Riconoscere l’impulso a mangiare è il primo passo per interrompere il ciclo. Una volta riconosciuta l’emozione, è importante non giudicare la scelta, ma prenderne consapevolezza. Se la voglia di mangiare un determinato cibo è forte, possiamo concederci di mangiarne un pezzetto provando ad essere presenti mentre lo facciamo
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